L’intervista al Direttore Generale dell’Istituto Madre Rubatto, il prof. Antonello Zangrandi.
“L’istituto Madre Rubatto vuole rispondere al meglio ai bisogni dei suoi pazienti e dei suoi ospiti. Fidatevi di noi e poi diteci cosa non ha funzionato così miglioriamo!”
Come descriverebbe in poche parole l’identità dell’Istituto Madre Rubatto e il ruolo che svolge oggi nel panorama sanitario e sociosanitario?
Oggi si direbbe “il paziente e l’ospite” al centro. Questo è vero, ma può essere un motto astratto. Perché questo si realizzi è necessaria una “cultura di tutti gli operatori” orientati al paziente. L’obiettivo della nostra Casa di Cura e delle nostre RSA è dare una risposta ai bisogni delle comunità e dei territori su cui operiamo. Mettendo i bisogni dei pazienti e degli ospiti al centro, su questo poi si possono andare a costruire le attività. Ad esempio, la nostra scelta di aprire e investire sull’Oncologia in Casa di Cura è stata fatta perché era un bisogno diffuso e non si trovava una sufficiente risposta nell’ambito del dell’ospedale pubblico. Insomma, l’Istituto Madre Rubatto vuole rispondere al meglio ai bisogni dei suoi utenti.
L’Istituto riunisce realtà diverse per tipologia e territorio: quali valori comuni tengono insieme Casa di Cura San Francesco e le tre RSA? Qual è la missione che guida il vostro operato quotidiano “a fianco di chi si prende cura”?
Non vi è dubbio che lo spirito, l’indicazione e l’orientamento della Fondatrice rappresentino il punto di riferimento per tutti noi che operiamo in questa realtà, a servizio di pazienti e ospiti, persone per noi di grande valore. Tale ispirazione si concretizza in un’attenzione costante ai bisogni sanitari e sociosanitari dei territori in cui siamo inseriti. Noi siamo presenti per rispondere a questi bisogni.
È tuttavia evidente che, in questo momento storico, le risorse destinate alla sanità e agli enti non profit siano limitate. Per questo motivo, tutti noi operiamo con determinazione, ma anche con comprensibile preoccupazione, rispetto al tema della sostenibilità, affinché le opere che le sorelle hanno costruito nel corso degli anni possano avere una prospettiva anche futura, continuando a offrire risposte adeguate ai bisogni delle persone.
Quali sono i progetti più significativi su cui l’Istituto Madre Rubatto sta investendo per il futuro?
Stiamo lavorando su diversi fronti. Tra i progetti clinici, possiamo citare l’avvio e il consolidamento dell’area della senologia e lo sviluppo dell’endoscopia, un ambito importante che richiede anche un impegno specifico nella ricerca di risorse e finanziamenti. Un’attenzione particolare è rivolta alla valorizzazione dei nostri professionisti: crediamo molto nelle competenze interne e nei progetti che nascono dal basso, sostenendo chi ha idee, proposte e voglia di innovare. Per quanto riguarda le RSA, l’obiettivo è renderle sempre più luoghi accoglienti, ambienti che somiglino il più possibile a una casa, dove le persone possano sentirsi davvero a proprio agio. Infine, non possiamo ignorare il tema della sostenibilità economica. La solvenza non è in contrasto con i nostri valori, ma è una condizione indispensabile: le risorse riconosciute dal sistema regionale non sono sufficienti. Il nostro obiettivo non è “fare soldi”, ma restare in piedi per poter continuare a realizzare la nostra missione.
Che cosa significa per lei, personalmente, essere alla guida di un Istituto che ha la centralità del paziente come tratto distintivo? Come si costruisce un’organizzazione che mette davvero al centro la persona?
Essere alla guida di un Istituto come il Madre Rubatto è per me, allo stesso tempo, un onore e una sfida. Dare concretezza a una missione così chiara e valoriale è un’esperienza profondamente significativa. Mettere davvero al centro la persona significa avere sempre chiara la direzione e, soprattutto, sostenere chi ogni giorno si impegna nel proprio lavoro. È attraverso l’ascolto, il supporto e la responsabilizzazione delle persone che si costruisce un’organizzazione capace di prendersi cura in modo autentico.
Il compito della direzione generale è sostenere tutti i ruoli dell’organizzazione: incoraggiare, accompagnare e, quando necessario, correggere. In fondo, il Direttore Generale ha la responsabilità di favorire la competenza e l’agire responsabile di ogni persona che lavora nell’Istituto. Certo, è anche e sopratutto il collegamento con la Proprietà, le Suore Cappuccine di Madre Rubatto: deve poter generare azioni coerenti con quanto le nostre suore intendono realizzare.
Che messaggio desidera lasciare alle famiglie, ai pazienti e agli ospiti che ogni giorno si affidano all’Istituto Madre Rubatto?
Fidatevi di noi e poi diteci cosa non ha funzionato così miglioriamo!




