La recente riorganizzazione che ha unificato Medicina, Sub-Acuti e Degenze Private sotto un’unica direzione si fonda su una visione orientata all’integrazione dei percorsi di cura e alla gestione per intensità di cura.
Alla base di questo cambiamento non vi è soltanto un aspetto logistico, ma una visione organizzativa e assistenziale più ampia.
“Nel prossimo futuro vedo sempre più l’internista nel ruolo di “regista” del paziente complesso e fragile, non limitato alla gestione della cronicità ma protagonista nella presa in carico dei pazienti multimorbidi anche nelle fasi di acuzie“.
Dott.ssa Portale, la recente riorganizzazione ha portato Medicina, Sub-Acuti e Degenze Private sullo stesso piano e sotto un’unica direzione: qual è stata la visione alla base di questo cambiamento? Quali sono i principali benefici che questa integrazione porta ai pazienti, soprattutto nei percorsi più complessi?
La recente riorganizzazione che ha unificato Medicina, Sub-Acuti e Degenze Private sotto un’unica direzione si fonda su una visione orientata all’integrazione dei percorsi di cura e alla gestione per intensità di cura.
Alla base di questo cambiamento non vi è soltanto un aspetto logistico, ma una visione organizzativa e assistenziale più ampia.
Il primo obiettivo è garantire continuità assistenziale, creando un continuum tra la fase acuta gestita in Medicina Interna e la fase post-acuzie nel reparto Sub-Acuti, facilitando il trasferimento e la presa in carico dei pazienti più fragili e favorendo un rientro a domicilio più sicuro.
Un altro elemento centrale è l’approccio multidisciplinare: l’unificazione della gestione medico-infermieristica permette infatti di armonizzare protocolli terapeutici e assistenziali, mettendo realmente la persona al centro del percorso di cura.
La riorganizzazione consente inoltre una migliore ottimizzazione delle risorse, grazie a una gestione coordinata dei posti letto e del personale, con una maggiore capacità di risposta ai bisogni dei pazienti.
Infine, lavorare in un assetto integrato permette di garantire standard assistenziali più omogenei e continuità qualitativa nei diversi setting di cura.
Dal punto di vista clinico e organizzativo, cosa cambia nel lavoro quotidiano dell’équipe?
Dal punto di vista clinico e organizzativo, questo modello consente innanzitutto una riduzione del rischio clinico, perché vengono eliminati molti passaggi di consegne tra professionisti di reparti diversi, che rappresentano spesso i momenti più delicati nella trasmissione delle informazioni cliniche.
Un altro aspetto importante riguarda la gestione delle criticità: se un paziente ricoverato nei Sub-Acuti presenta una riacutizzazione improvvisa, il medico che lo ha seguito nella fase acuta può intervenire immediatamente, evitando trasferimenti non necessari verso altri setting assistenziali.
Anche la visione prognostica diventa più unitaria: il medico che ha seguito il paziente nella fase critica iniziale può ottimizzare più rapidamente ed efficacemente la terapia nella fase successiva.
Parallelamente, il personale infermieristico e di supporto ha la possibilità di monitorare in modo continuativo l’evoluzione dei bisogni assistenziali e di costruire un progetto orientato al recupero della parziale o totale autonomia del paziente.
Grande attenzione viene dedicata anche all’educazione del caregiver, con indicazioni pratiche finalizzate a garantire un’assistenza sicura, migliorare la qualità di vita del paziente e prevenire complicanze. L’attività educativa riguarda aspetti concreti come movimentazione, igiene, alimentazione e utilizzo dei presidi assistenziali.
Anche il rapporto con i familiari beneficia di questa organizzazione, perché durante tutto il percorso di cura possono mantenere interlocutori stabili e continui.
Lei è stata tra i protagonisti di questa riorganizzazione: qual è stata la sfida più significativa che ha affrontato?
La sfida principale ha riguardato soprattutto la gestione del cambiamento.
Da un lato è stato fondamentale valorizzare l’esperienza e le competenze dei collaboratori già presenti, inserendole all’interno di nuovi processi organizzativi.
Dall’altro, è stato necessario costruire un ambiente di lavoro coeso e collaborativo in un contesto di profonda trasformazione, favorendo inclusione, condivisione degli obiettivi e senso di appartenenza.
Quanto conta oggi il lavoro di squadra e la comunicazione tra professionisti in un modello integrato come questo?
In un modello integrato come questo, il lavoro di squadra rappresenta il fulcro operativo e strategico dell’intero percorso di cura.
La collaborazione tra professionisti permette infatti di superare una visione frammentata della persona e di sviluppare un approccio realmente olistico, in cui il paziente viene considerato nella complessità dei suoi bisogni clinici, assistenziali e relazionali.
Inoltre, lavorare in un ambiente collaborativo, dove responsabilità e obiettivi vengono condivisi, contribuisce anche a ridurre il rischio di burnout e ad aumentare la soddisfazione professionale degli operatori.
Guardando al futuro, quale sviluppo immagina per questo nuovo assetto organizzativo della Medicina?
Nel prossimo futuro vedo sempre più l’internista nel ruolo di “regista” del paziente complesso e fragile, non limitato alla gestione della cronicità ma protagonista nella presa in carico dei pazienti multimorbidi anche nelle fasi di acuzie.
Questo sarà possibile attraverso l’adozione di modelli assistenziali basati sull’intensità di cura, un’evoluzione organizzativa finalizzata a migliorare appropriatezza clinica e utilizzo delle risorse, differenziando i setting assistenziali in base alla criticità del paziente.
L’Unità Operativa di Medicina Interna/Subacuti potrà quindi svilupparsi come una struttura articolata in aree a diversa intensità assistenziale — alta, media e bassa intensità di cura — con percorsi sempre più mirati ai bisogni clinici reali.
Questo comporterà non solo un ulteriore sviluppo delle competenze cliniche, ma anche una crescita organizzativa e manageriale dei professionisti, accompagnata dalla definizione di protocolli condivisi e da percorsi formativi specifici rivolti al personale medico, infermieristico e di supporto.



