La malattia e la disabilità pongono il medico di fronte a una responsabilità che va oltre l’atto tecnico: richiedono empatia, capacità di ascoltare e presenza autentica. Credo profondamente che il paziente non debba sentirsi solo nella propria sofferenza.
“La riabilitazione non è la semplice somma di interventi specialistici, ma un percorso unitario e coerente, guidato da una visione clinica complessiva che mette al centro la persona e la sua qualità di vita.”.
Dottor Mercenaro, qual è il suo ruolo all’interno della Casa di Cura San Francesco e di cosa si occupa il reparto di Riabilitazione?
All’interno della Casa di Cura San Francesco ricopro il ruolo di Primario dell’Unità Operativa di Riabilitazione. Il nostro reparto si occupa della presa in carico globale del paziente che, a seguito di un evento acuto – neurologico, ortopedico o internistico – necessita di un percorso riabilitativo per recuperare le proprie funzioni e tornare, per quanto possibile, alla vita quotidiana.
Il Reparto di riabilitazione non è il luogo dove si svolge solo esercizio fisico: attraverso la stesura del progetto riabilitativo personalizzato la persona è messa al centro, con i suoi bisogni clinici ma anche emotivi e sociali con l’intento di stabilire obiettivi realistici e misurabili e monitorarne costantemente l’evoluzione, adattandolo in base alla risposta del paziente.
La riabilitazione non è la semplice somma di interventi specialistici, ma un percorso unitario e coerente, guidato da una visione clinica complessiva che mette al centro la persona e la sua qualità di vita.
Quali sono le principali tipologie di pazienti che seguite e quali obiettivi vi ponete nel loro percorso di recupero?
La Casa di cura San Francesco offre un servizio di riabilitazione sia ortopedica che neurologica in regime di degenza e in regime ambulatoriale. Nell’ambito della riabilitazione ortopedica trattiamo la patologia ortopedica di chirurgia maggiore come protesi d’anca o di ginocchio, fratture, traumatologia, ed esiti di chirurgia minore del ginocchio, della spalla, della mano e del piede e la patologia osteo-articolare acuta e cronica. Nell’ambito della neuroriabilitazione trattiamo esiti di ictus, patologie neurodegenerative, postumi di interventi alla colonna vertebrale e le gravi cerebrolesioni acquisite. Nel dettaglio, la nostra Unità Operativa dedica particolare attenzione al trattamento della spasticità post-ictale e dei disturbi del movimento, ambiti altamente specialistici della Medicina Fisica e Riabilitativa.Abbiamo strutturato una serie di ambulatori dedicati che ci consentono di offrire una presa in carico completa e personalizzata. Tra questi:- ambulatorio fisiatrico generale;- ambulatorio di onde d’urto focali;- ambulatorio prescrizione ausili;- ambulatorio infiltrazioni intra articolari in modalità eco-guidata;- ambulatorio di analisi computerizzata del movimento, che permette una valutazione oggettiva e approfondita delle alterazioni funzionali, fondamentale per impostare programmi terapeutici mirati e monitorarne l’efficacia nel tempo;- ambulatorio spasticità per il trattamento con tossina botulinica e per l’esecuzione di blocchi di nervo diagnostici anestetici e blocchi di nervo terapeutici con fenolo, indicati nelle forme di spasticità focale: questi interventi vengono sempre inseriti all’interno di un progetto riabilitativo più ampio, che comprende percorsi di rieducazione neuromotoria integrata post-inoculazione, al fine di massimizzare i benefici del trattamento farmacologico attraverso un lavoro funzionale mirato;- ambulatorio di controllo della spasticità che, attraverso un follow-up strutturato, permette di garantire un controllo periodico dei pazienti presi in carico, monitorando l’evoluzione clinica, ridefinendo gli obiettivi terapeutici e rispondendo a tutti i bisogni emergenti, compresa la prescrizione e l’adeguamento degli ausili.Ogni patologia ha degli obiettivi rieducativi specifici che variano in base alla condizione clinica del paziente.La continuità assistenziale rappresenta un valore imprescindibile perché è una condizione che richiede attenzione costante e un percorso personalizzato nel tempo.In generale si punta al recupero dell’autonomia nelle attività quotidiane, al miglioramento della mobilità, alla riduzione del dolore e alla prevenzione delle complicanze. Nelle patologie particolarmente invalidanti, il traguardo più importante è restituire dignità e indipendenza alla persona.
Quanto è importante il lavoro di équipe nella presa in carico riabilitativa?
Il lavoro di équipe è fondamentale. Si consideri che la riabilitazione è, per definizione, multidisciplinare. La Medicina Fisica e Riabilitativa è, per sua natura, una disciplina trasversale poiché si confronta con patologie neurologiche, ortopediche, cardiologiche, pneumologiche e internistiche, richiedendo quindi una visione ampia e integrata della persona. Questa trasversalità impone un approccio multidisciplinare strutturato, in cui il fisiatra svolge il ruolo di regia clinica. È il medico fisiatra, infatti, a coordinare i diversi domini della riabilitazione – motorio, cognitivo, comunicativo, nutrizionale, funzionale e relazionale – organizzando e armonizzando il lavoro delle diverse figure professionali che compongono l’équipe: medici fisiatri, fisioterapisti, logopedisti, terapisti occupazionali, nutrizionisti, psicologi, infermieri e operatori socio-sanitari collaborano costantemente, condividendo obiettivi e strategie. Solo attraverso un lavoro di squadra ben coordinato si possono garantire percorsi coerenti, efficaci e realmente centrati sul paziente.
Cosa distingue l’approccio riabilitativo della San Francesco rispetto ad altre realtà?
Credo che il nostro punto di forza sia l’integrazione tra competenza clinica e attenzione umana. Il lavoro di équipe che si distingue per la ricchezza e la varietà di figure professionali specifiche presenti all’interno della nostra unità operativa, consente di raggiungere elevati standard di qualità nell’offerta dei servizi proposti. Ciò consente che ogni paziente venga valutato in modo approfondito e venga seguito con un progetto/programma riabilitativo individuale, monitorato e flessibile nel tempo. Il rapporto di fidelizzazione che spesso si instaura tra il paziente e le varie figure dell’equipe consente nel tempo di garantire una presa in carico efficace e professionale.Nella grave disabilità viene posta inoltre grande attenzione al coinvolgimento della famiglia, che rappresenta una risorsa essenziale nel percorso di recupero.In particolare, i pazienti che seguiamo per la spasticità riferiscono che nel reparto di riabilitazione della Casa di Cura San Francesco, si sentono realmente presi in carico. Il paziente neurologico, infatti, dopo un evento ictale, una volta conclusa la fase acuta ospedaliera, entra nella fase della cronicità: un momento delicato in cui spesso lui e il caregiver rischiano di sentirsi soli, senza riferimenti strutturati. È proprio in questa fase che il nostro intervento assume un valore determinante e unico nel territorio. Occuparsi della cronicità significa dare continuità, offrire un punto di riferimento stabile e competente quando la persona può percepirsi “abbandonata” dal sistema: sapere di poter contare su un centro dedicato migliora le aspettative, rafforza l’aderenza al trattamento e restituisce fiducia nel percorso di cura.
In riabilitazione si lavora spesso con persone fragili: quanto conta la relazione con il paziente nel percorso di cura?
La relazione con il paziente nel percorso di cura conta moltissimo: è parte integrante della terapia. Il paziente fragile non ha bisogno solo di esercizi, ma di ascolto, incoraggiamento e fiducia. Stabilire un’alleanza terapeutica significa motivare la persona, aiutarla a superare momenti di sconforto e sostenerla nei piccoli e grandi progressi quotidiani.È fondamentale prefigurare fin dall’inizio un obiettivo comune, condiviso tra medico e paziente. A tal fine vengono somministrate delle scale di valutazione (Goal Attainment Scaling (GAS)) che misurano il livello di soddisfazione soggettivo del paziente in relazione agli obiettivi funzionali proposti. Strumenti come le scale di goal attainment o le misure di outcome riferite dal paziente permettono di valutare quanto il percorso riabilitativo sia realmente significativo per la persona. Non sempre un miglioramento misurabile in termini tecnici coincide con un beneficio percepito; al contrario, talvolta piccoli cambiamenti funzionali possono avere un impatto enorme sulla qualità della vita. La costruzione di un’alleanza terapeutica solida è parte integrante del trattamento: una buona parte dell’efficacia deriva proprio dalla condivisione delle aspettative, dalla chiarezza degli obiettivi e dalla partecipazione attiva della persona al proprio percorso.Nel patto terapeutico con il paziente la riabilitazione punta al massimo risultato ponendosi obiettivi di alto livello. Ci sono condizioni cliniche in cui però il paziente deve essere accompagnato a comprendere consapevolmente che “curare” non coincide necessariamente con “guarire”: riabilitare significa talvolta consentire alla persona di acquisire competenze funzionali, anche quando queste non coincidono con abilità “standard”.
Qual è il cambiamento più significativo che vede nei pazienti durante il percorso riabilitativo?
Il cambiamento in riabilitazione è multifattoriale. Non riguarda solo l’aspetto motorio ma tutta la sfera della persona. Spesso vediamo pazienti arrivare scoraggiati, impauriti, talvolta rassegnati. Con il tempo, attraverso il lavoro quotidiano, riacquistano fiducia nelle proprie capacità. Il momento in cui tornano a compiere un gesto che sembrava perduto – camminare, parlare con maggiore fluidità, vestirsi autonomamente – rappresenta una vera rinascita.
Quanto incide la riabilitazione sulla qualità della vita e sull’autonomia delle persone?
Incide in modo determinante. La riabilitazione non si limita a “curare” una funzione compromessa, ma restituisce libertà. Ogni singolo miglioramento ha un impatto enorme sulla qualità della vita, perché consente alla persona di tornare a sentirsi parte attiva della propria quotidianità.Consideriamo infatti che, oltre al recupero motorio “puro” e completo, laddove permangano esiti neurologici, ciò che fa realmente la differenza è il recupero delle autonomie funzionali.Pensiamo, ad esempio, all’uso della mano: attraverso training mirati di terapia occupazionale, il paziente apprende nuove strategie per compensare i deficit di presa e migliorare la gestione delle attività della vita quotidiana. Non si tratta solo di recuperare forza o movimento, ma di riacquisire la capacità di vestirsi, mangiare, scrivere, utilizzare oggetti comuni. Funzioni fondamentali come la deglutizione e la fonazione, in persone con deficit severi, richiedono un percorso logopedico che non si limita solo ad un lavoro tecnico, ma insegna modalità strategiche nuove per gestire funzioni vitali e complesse come alimentarsi in sicurezza e comunicare efficacemente. È anche nel recupero di questi gesti quotidiani che si misura la valenza della riabilitazione.Anche quando il recupero non è completo, fornire strumenti e strategie alternative significa restituire dignità, sicurezza e partecipazione alla vita sociale. In riabilitazione, spesso, il cambiamento più importante non è tornare a fare tutto come prima, ma imparare a farlo in modo diverso.
Qual è l’aspetto più gratificante del suo lavoro?
La malattia e la disabilità pongono il medico di fronte a una responsabilità che va oltre l’atto tecnico: richiedono empatia, capacità di ascoltare e presenza autentica. Credo profondamente che il paziente non debba sentirsi solo nella propria sofferenza.Occorre prendersi cura delle persone con partecipazione sincera, perché la relazione è parte integrante della terapia. Questa attitudine – fatta di empatia, rispetto e vicinanza, e diciamolo senza indugi, di amore verso il prossimo – costituisce, a mio avviso, una componente essenziale del successo terapeutico, tanto quanto le competenze cliniche. Perciò posso affermare che l’aspetto più gratificante del mio lavoro è senza dubbio vedere i progressi dei pazienti e condividere con loro e con le famiglie i risultati raggiunti. La gratitudine che esprimono, spesso anche per traguardi che dall’esterno possono sembrare piccoli, rappresenta una delle soddisfazioni più grandi della mia professione.
Che messaggio darebbe a chi sta per iniziare un percorso riabilitativo e magari lo affronta con timore?
Direi di avere fiducia e di concedersi tempo. La riabilitazione è un percorso fatto di costanza, impegno e pazienza. Non è sempre semplice, ma ogni piccolo passo avanti è un successo. Non si è soli: l’équipe accompagna e sostiene in ogni fase del cammino. Rieducare significa, prima di tutto, reimparare. Il reimparare presuppone una partecipazione attiva e consapevole del paziente. Non si tratta di un processo passivo: non è qualcosa che “si subisce”, ma un percorso che si costruisce insieme, giorno dopo giorno. I risultati dipendono per buona parte dalla volontà del singolo di ottenere il risultato prefisso.Le neuroscienze ci insegnano che ogni forma di apprendimento, sia cognitivo sia motorio, passa attraverso meccanismi di attivazione volontaria e motivazionale. La neuroplasticità – cioè la capacità del sistema nervoso di riorganizzarsi – si attiva e si consolida quando il soggetto è coinvolto, motivato e orientato verso un obiettivo.Per questo è importante chiarire che la riabilitazione non è una pillola magica che guarisce automaticamente. È un percorso fatto di interazioni, esercizio ripetuto, atti cognitivi consapevoli e volontà di miglioramento. Senza la partecipazione attiva della persona, anche il miglior progetto terapeutico rischia di perdere efficacia.Il nostro compito, come professionisti, è proprio quello di guidare, sostenere e motivare, creando le condizioni affinché il paziente possa diventare protagonista del proprio cambiamento.
Se dovesse descrivere la riabilitazione con una sola idea o immagine, quale sceglierebbe?
La descriverei come un ponte: un collegamento tra la fragilità di un momento difficile e la possibilità concreta di tornare a vivere con autonomia e dignità. Un passaggio graduale, costruito giorno dopo giorno, insieme. È un’opportunità che la natura stessa ci offre attraverso i meccanismi di neuromodulazione e di plasticità neuronale del cervello. Il cervello non è una struttura statica, possiede una straordinaria capacità di riorganizzarsi, creare nuove connessioni e rimodulare quelle esistenti in risposta agli stimoli e all’esperienza. Quando la riabilitazione si inserisce in questo spazio di “possibilità”, attraverso stimoli mirati, esercizio ripetuto e coinvolgimento attivo del paziente, favorisce quei processi di neuromodulazione che consentono al sistema nervoso di cercare nuove strategie funzionali. Rappresenta una “seconda opportunità”: non la promessa di tornare esattamente come prima, ma la possibilità concreta di costruire nuovi equilibri funzionali, sfruttando le risorse che il cervello conserva.
Dott. Marcello Mercenaro




