L’intervista al dottor Carlo Orlandi, direttore operativo dell’Istituto Madre Rubatto
In cosa consiste il ruolo di Direttore Operativo all’interno della Casa di Cura San Francesco e delle strutture Socio Sanitarie dell’Istituto Madre Rubatto?
Seguo la pianificazione e l’implementazione di progetti per l’avvio di nuove attività che la Direzione Strategica ritiene indispensabili: l’ultimo esempio è la partenza della Breast Unit interaziendale, per la quale ho seguito l’acquisizione delle nuove tecnologie e l’allestimento dei nuovi locali. Altri progetti di imminente realizzazione riguardano il cantiere per l’aggiornamento delle sale operatorie e il progetto della nuova endoscopia.
Quando ci sono dei progetti in via di realizzazione, supervisiono l’installazione delle apparecchiature tecnologiche e dei collegamenti informatici, i lavori per la parte edile (se servono modifiche strutturali) e degli impiantisti (condizionamento, collegamenti elettrici), Gli ultimi esempi sono le installazioni delle due nuove TAC. Per tutte queste attività lavoro a stretto contatto con l’Area Tecnica, il servizio di Ingegneria Clinica, il servizio IT e l’Ufficio Acquisti, controllando l’impegno economico che questi progetti richiedono.
Supervisiono poi le attività dell’Ufficio Comunicazione, con il quale concordo le azioni da mettere in atto per promuovere l’Istituto su tutti i fronti nei quali è impegnato, e quelle del broker assicurativo per le richieste di risarcimenti che ci arrivano e per i danni che subiamo alle nostre proprietà. Un’altra area che supervisiono è quella dei contratti e delle convenzioni con altri ospedali, Università, aziende fornitrici ecc. Supervisiono infine le attività dell’URP, mantenendo i collegamenti fra i vari attori coinvolti. Oltre a queste, svolgo una serie di altre attività che servono alla risoluzione dei piccoli problemi quotidiani che coinvolgono alcuni servizi amministrativi. Mi riferisco alla supervisione dell’Area Tecnica, del CUP, del servizio di ristorazione per i degenti e per i colleghi, alle attività della portineria/centralino, al funzionamento del parcheggio in concessione ecc.
Quale è stato il percorso che l’ha portata a ricoprire questa posizione?
Nel corso della mia vita lavorativa mi sono sempre interessato di organizzazione e qualità delle attività sanitarie. Ho una laurea magistrale in infermieristica e ostetricia, due master in management e l’abilitazione come auditor ISO; svolgo da anni attività di insegnamento ai master di coordinamento. Sono stato caposala per 6 anni, direttore di un SITRA in un ospedale privato per 5 anni e infine per 4 anni Risk manager di un grande ospedale universitario. Sono qui in Istituto da 5 anni e ho lavorato, prima dell’incarico attuale, come Responsabile dell’Area Qualità e Accreditamento.
Cosa significa “stare al fianco di chi si prende cura”?
Significa fare in modo che i tutti i colleghi che lavorano con i pazienti e gli ospiti possano dare il meglio di sé in un ambiente sereno, dove siano disponibili tutte le risorse di cui hanno bisogno, con un occhio di riguardo alla sostenibilità economica. Credo molto che noi “degli uffici” dovremmo partire sempre dal capire la realtà che deve affrontare ogni giorno chi deve occuparsi dei pazienti e degli ospiti.
Quali sono le sfide principali che affronta ogni giorno?
Cercare di dare delle soluzioni sagge, serene e competenti agli innumerevoli problemi (alcuni grandi, altri meno) che si presentano ogni giorno. Il difficile è proprio questo: capire in poco tempo se un problema è urgente o no, e poi attivare tutte le risorse disponibili (di persone, di strumenti ed economiche) che abbiamo a disposizione in Istituto (e sono tante!). Un’altra sfida è prendere la decisione migliore nel minor tempo possibile: questo richiede controllo emotivo e capacità di analisi del contesto, doti che a volte vengono meno per la stanchezza e la fatica di ogni giorno.
Quali valori guidano il suo lavoro quotidiano e quello delle persone con cui lavora?
- Il rispetto della dignità dei pazienti e la promozione della loro capacità di decidere da soli cosa sia meglio per loro.
- Il rispetto di chi ogni giorno si impegna nel dare il massimo di sé alle persone che assiste.
- Il credere fermamente nell’importanza del lavoro di squadra. Solo con il contributo di molte persone entusiaste si possono raggiungere grandi risultati.
Un’iniziativa o un progetto recente che ha avuto un impatto significativo sulla qualità della struttura?
L’avvio della nuova TAC spettrale. Un progetto ambizioso che abbiamo messo a terra con un grande lavoro di squadra e con poco tempo a disposizione: abbiamo fatto veramente i salti mortali!
C’è un episodio che le è rimasto particolarmente impresso, in cui ha visto concretamente l’impatto positivo del suo lavoro?
Qualche settimana fa una mia amica, per un esame da noi, è passata dai nuovi totem del CUP per l’accettazione: quando ha finito mi ha detto “Certo che qui in Clinica siete troppo avanti!”
Cosa vorrebbe che i nostri pazienti, familiari e collaboratori sapessero dell’impegno quotidiano che sta dietro le quinte?
Di sicuro di più, il nostro lavoro quotidiano non è molto conosciuto. Si potrebbe, per esempio, far conoscere il numero di ore passate in riunione e quanti documenti di progettazione si scrivono (verbali, promemoria, slide, mail ecc.).
Grazie!




