Il 30 aprile abbiamo salutato Silvia Bignamini, direttrice sanitaria dell’Istituto Madre Rubatto dal 2019. Di seguito parte del discorso che ha tenuto in occasione del suo ultimo giorno.
Cogliamo l’occasione per dare il benvenuto al dottor Alberto Imberti, nuovo direttore sanitario.
“Stare nella vita senza paura delle conseguenze”, questa è la frase che ho trovato mentre pensavo ad un messaggio per lasciarci con un augurio positivo. Vorrei ricordarvi così.
Sono arrivata qui alcuni mesi prima del Covid. Oramai la pandemia è diventata un punto di riferimento, con cui identifichiamo un prima e un dopo, nelle nostre vite personali, nel lavoro e nella società. Quanto vissuto nel 2020 ci ha cambiato, segnato e anche portato via affetti o lasciato conseguenze dolorose. Come con ogni trauma, abbiamo anche l’opportunità e la responsabilità di imparare alcune cose e rivedere le priorità della vita, ridare il giusto valore alle persone e non avere paura di guardarci dentro.
Dopo l’emergenza c’è stata la ripresa, la ricostruzione e, come per tutte le strade nuove, qualcuno si è perso o semplicemente non ha voluto o non è riuscito a prendere la direzione che il cambiamento ha richiesto, che forse non è in assoluto la più giusta, ma certo è quella necessaria per il contesto in cui lavoriamo oggi, nel settore sanitario, in Italia, in Lombardia e a Bergamo.
La San Francesco rimane, e lo penso davvero, un’isola felice, nonostante tutte le fatiche. Basta guardarsi intorno, parlare con colleghi di altre realtà simili alla nostra. Forse non è più quella di prima, ma del resto chi di noi è lo stesso di 10, 20 o 30 anni fa? Cambiare fa parte della vita e con il cambiamento ci sono conseguenze che possono essere belle e altre che sono meno piacevoli, ma non può essere la paura delle conseguenze a fermare il cambiamento. A volte non cambiare ha conseguenze peggiori, per noi o per chi verrà dopo di noi, e che magari la paura non ci fa vedere al momento. Il nostro Papa Francesco, nel libro per il Giubileo, ha definito il desiderio del cambiamento come una delle gioie più grandi del mondo.
Anche io quindi, un po’ per volontà e un po’ per fortuna, o meglio grazie alla Provvidenza, vado incontro ad un cambiamento professionale. Lascio la San Francesco sapendo che, in nessun’altra struttura del SSN che io conosca, posso sperare di lavorare così bene come ho avuto la possibilità di fare qui. Proporre e realizzare progetti, come i servizi per l’oncologia che sono l’esempio di quello che si riesce a fare quando si lavora in squadra, con le nostre Suore, con la Direzione unita, con i colleghi medici, con gli infermieri, tutti i professionisti sanitari, gli operatori assistenziali, i tecnici sanitari, i terapisti e agli addetti ai controlli, alla qualità, alla programmazione, all’accoglienza, alla sicurezza, alla comunicazione, alla segreteria, al personale, ai sistemi, ai conti, agli acquisti, alla manutenzione, al magazzino, alla lavanderia, alla cucina, ai trasporti e alle pulizie: tutti contano e ognuno può fare la differenza!
Questo è anche il momento, e il Mozambico me lo ha insegnato molto bene, quando si va via si riconoscono anche gli errori, le mancanze e i punti deboli. Vi voglio quindi chiedere scusa per le volte in cui ho mancato di rispetto a qualcuno, non ho ascoltato a sufficienza, ho fatto cose che possono aver offeso, ferito o fatto arrabbiare qualche collega, qualcuno di voi o che ora non lavora più qui. Voglio lasciare ogni rancore e rimorso, accettare gli sbagli e farne tesoro per il futuro, per migliorarmi, non potendo tornare indietro ma avendo la responsabilità di andare avanti e uscire da questa esperienza più preparata, più consapevole, più libera e sicuramente grata ad ognuno di voi.
Mi aspetta una nuova avventura, dove mi rimetto in gioco, dovrò imparare tante cose ma finalmente unirò la mia esperienza internazionale con quella italiana e chissà, forse nei prossimi anni, potrò anche tornare nel mio amato continente africano.
Intanto la mia priorità è la famiglia, che ho tanto sacrificato in questi ultimi anni e ora spero di poter bilanciare meglio il tempo di lavoro con quello a casa, guadagnando innanzitutto diverse ore per gli spostamenti quotidiani Monza-Bergamo che sono diventati un peso difficile da gestire dopo oltre 5 anni.
Della San Francesco e di Bergamo porterò sempre nel cuore il senso di comunità, di appartenenza e la solidarietà che vi caratterizza, che non è comune e di cui dovete davvero andare fieri.
Rimanete persone così, qualunque cosa facciate e anche nei cambiamenti necessari delle organizzazioni e del lavoro.
GRAZIE!
Con affetto
Silvia Bignamini




